Il piano editoriale SEO

by Francesco 4.077 views5

Il tuo sito web continua a perdere traffico nonostante tu pubblichi continuamente nuovi articoli? Ti sei mai chiesto se il vero problema non siano proprio tutte le pagine nuove che pubblichi? Certe volte pensando di far bene a scrivere e pubblicare nuovi contenuti, non facciamo altro che appesantire la scansione del sito web. Conseguentemente, più articoli scriviamo, più a parità di interesse del nostro pubblico, vedremo il sito web perdere posizioni nei risultati dei motori di ricerca.

piano editoriale seo
piano editoriale seo

Le pagine inutili lato SEO, sono quelle che non vengono ritenute meritevoli di ricevere traffico organico da Google. Molto spesso sono il risultato di pubblicazioni estemporanee, frutto del caso e dell’umore del momento. Va bene scrivere un articolo di getto, ma cronicizzare una condotta simile può allontanare un blog dal tema che tratta o per lo meno da quello che Google gli attribuisce. Se non vuoi correre rischi in questo senso ti suggerisco di lavorare ad un buon piano editoriale orientato alla SEO e di non abbandonarlo mai.

 

Il piano editoriale SEO è la lista di titoli e paragrafi per i contenuti di siti web. La sua finalità è il posizionamento nei motori di ricerca.

 

Come individuare gli argomenti

Si tratta di fare keyword research analizzando principalmente due fattori, il primo è il contesto dei siti web pertinenti, cioè di quelli che ottengono posizionamenti per le stesse parole chiave sulle quali competi, il secondo è il contesto dei topic pertinenti, cioè la totalità degli argomenti trattati nel contesto dei siti web pertinenti. Per operativizzare uno studio simile, una volta individuati i 4 concorrenti più vicini per tipologia e quantità di parole chiave, utilizzo i filtri avanzati della funzione dominio vs dominio di Semrush per creare intersezioni utili a scoprire:

– le chiavi in comune per i siti web pertinenti

– le chiavi migliori per i siti web pertinenti

– le chiavi migliori dei siti web a traffico minore/maggiore

Una volta ponderati i volumi di ricerca e la pertinenza delle chiavi rispetto agli obiettivi di visibilità segnalati, utilizzo SEO-hero partendo da chiavi “larghe” che definiscono l’intero ambito di interesse e procedo facendo selezione e analisi semantica sulle forme composte dai termini più frequenti nei primi 100 risultati di ricerca.

Una volta compiuto questo secondo passaggio prendo un documento pulito e ci inserisco dentro i Focus, cioè TUTTI i dati estratti dalle ricerche descritte qui sopra.

 

Come individuare titoli per articoli

I titoli devono avere al centro, non per forza all’inizio, i termini che descrivono un argomento in particolare  – es. alluce valgo –, potrei dire la focus key, ma credimi, non è più questione strettamente legata alla parola chiave in sé, quanto alla definizione e alla circoscrizione di un argomento. Per individuare il titolo più adatto apro Google e guardo quelli dei contenuti nella prima pagina dei risultati. L’obiettivo è individuarne uno nuovo che copra intenzioni di ricerca ancora inevase (se ce ne sono) o in alternativa che sia provocatorio quanto basta per attirare un click “curioso”, che pure ci piace. In questo secondo caso l’articolo andrà declinato per sviluppare quella sfumatura e possibilmente trascinare gli utenti fino alla fine, sulla logica dello storytelling applicato alla SEO.

 

Come individuare i titoli di paragrafo

Qui puoi partire da un qualunque software che espanda le classi di query mediante interfacciamento con le API di Google suggest. A me piace molto Answerthepublic, perché introduce le stopwords  – quando, come, cosa, per, senza etc. –  che in quanto particelle hanno la funzione di espandere le query alle sotto classi, fornendo spesso chiavi di lettura sorprendenti ed estremamente utili da sviluppare per fare la differenza sul piano editoriale.

Una cosa molto importante è individuare per ciascun articolo una chiave di volta da sviluppare con maggior cura rispetto al resto. È quello che chiamo topic N. Non esiste un software in grado di fare realmente la differenza in questo senso, ma spesso ho trovato utile il tool di analisi dei termini + contesto su SEO hero. Questo tool prende i monogrammi e vi affianca altri termini a partire dal criterio di frequenza nei primi 100 risultati organici di Google. Tutto il resto è ricerca, talvolta interiore.

 

Piano editoriale per siti web aziendali

Quando il tuo sito web presenta una doppia alberatura dei contenuti, devi fare attenzione a non creare articoli o archivi sovrapponibili alle pagine business. Se ad esempio gestisci il sito di una web agency che in quanto tale offre servizi di sviluppo siti web, SEO, social media management e campagne sponsorizzate, dovrai fare attenzione a non creare cannibalizzazioni tra le pagine dei servizi e gli articoli (o categorie di articoli) ottimizzati esattamente per le stesse parole chiave.

Insomma, evita di tenere sul sito la pagina servizio “Social media marketing” e la categoria di articoli “Social media marketing“, piuttosto se hai già commesso questa leggerezza, puoi unificarle spostando la pagina business come testo introduttivo dell’archivio di articoli corrispondente, secondo la strategia degli archivi. Se poi ti accorgi di avere un singolo articolo che in virtù di un’ottimizzazione molto simile si posiziona meglio della pagina servizio corrispondente, puoi reindirizzare l’articolo a quella pagina, ma prima di farlo ragiona sul motivo per cui Google ha preferito l’articolo alla pagina: potrebbe dipendere dalla distribuzione dei link interni o magari (e succede) dagli argomenti trattati nell’articolo, che rispondono meglio alle intenzioni di ricerca più diffuse in quel momento su quell’argomento. Prima di cancellare un articolo e fare un reindirizzamento, pensaci sopra.

 

Piano editoriale per e-commerce

Gli e-commerce sono costretti ad essere “perfetti” sotto il profilo strutturale, soprattutto se pubblicano decine di migliaia di referenze e richiedono risorse di scansione a carrettate. Un piano editoriale mal gestito o tale da creare sovrapposizioni tra le categorie del blog e quelle dei prodotti, può caratterizzare nel tempo un peggioramento dei posizionamenti organici dei prodotti. La cosa triste qui è vedere il traffico diminuire via via che si inseriscono nuovi contenuti editoriali, insomma, si ottiene l’effetto opposto di quello che si vorrebbe.

Diversificando opportunamente l’ottimizzazione delle categorie del blog interno rispetto a quella degli archivi dei prodotti, si sfrutteranno appieno le potenzialità della doppia alberatura e si produrrà un reale beneficio in termini SEO per l’intero progetto. Talvolta vedo siti web storici mantenere un buon posizionamento per molte chiavi “nonostante” il pessimo lavoro sul blog interno. Quando le sovrapposizioni sono irrecuperabili suggerisco di ripartire da zero con il piano editoriale o in alternativa di spostare il blog su sottodominio, rendendolo di fatto indipendente.

 

Suggerimenti sparsi

Un piano editoriale può essere ripreso e rinfrescato periodicamente in funzione di quello che succede, tuttavia non andrebbe mai composto con approssimazione. Limitarti all’utilizzo di Answerthepublic può non fornirti indicazioni sufficientemente valide, perché quel tool è solo l’ultimo anello della catena. La keyword research è una scienza sociale e va affrontata come tale, con metodo rigoroso e soprattutto tenendo conto di due cose:

  1. Il linguaggio traduce il pensiero. Ogni traduzione è un tradimento
  2. Gli interessi delle persone cambiano in base a quello che succede

 

Detto questo ci sarebbe da gestire la struttura del testo con gli algoritmi di composizione, le logiche di internal linking e quelle di verticalizzazione sugli obiettivi, ma sono altre storie.

  • E quando hai un sito politematico, il cui nome non ha un’area tematica specifica di riferimento?

    • Se gli argomenti sono del tutto scorrelati tra loro, ti suggerisco di migrarli (per area) su terzi livelli e creare un piano editoriale per ciascuno di essi.

  • Pingback: Weekly Marketing Recap del 17 luglio: arrivano gli ADS su Messenger()

  • Ciao io uso la controparte Seo Zoom per ottimizzare i miei siti.

    • Ciao Fabio, Seo Zoom funziona molto bene, anche se non mi piace molto come mette i domini in match tra loro rispetto ai posizionamenti. In ogni caso (molto) meglio di niente!