Omonimi e omologhi nella SEO

by francesco 1.317 views0

Due oggetti di conoscenza omonimi hanno lo stesso nome, due omologhi fanno la stessa cosa. Tanto gli omonimi quanto gli omologhi sviluppano una corrispondenza, ma il segno può essere diverso.

 

Ad esempio:

  • Due aziende possono avere lo stesso nome (omonimia) ma occuparsi di cose diverse;
  • Due aziende possono avere nomi diversi, ma offrire gli stessi servizi (omologia).

 

Quindi in buona sostanza:

omonimi e omologhi nella seo
omonimi e omologhi nella seo

Allo stesso modo due parole chiave possono sembrare molto simili, ma avere significati diversi, così come possono essere apparentemente molto diverse pur avendo praticamente lo stesso significato. L’argomento omonimia/omologia è interessante rispetto alla SEO, in particolar modo per chi si occupa di keyword research seguendo l’approccio sociologico e semantico.

 

Omologia nel contesto

Prendiamo due keyword omologhe, la prima è dissenteria (vol. 12.100), la seconda è cacca molle (vol. 880). Qui abbiamo termini diversi e significato corrispondente, quindi un caso di omologia semantica. Sebbene la keyword “cacca molle” non abbia un volume di ricerca paragonabile a “dissenteria”, sviluppare un testo che riprenda l’argomento usando un linguaggio più terra terra può completare il quadro, non tanto rispetto al far capire a Google che parliamo di diarrea, quanto rispetto al modulo della comunicazione. Ne ho già scritto in riferimento alla distribuzione del topic N. È evidente che se scrivo “cacca molle” mi trovo in un contesto più colloquiale, magari non frequentato da studenti di medicina, ma da mamme con bambini piccoli o comunque persone che parlano come mangiano, sperando che non mangino certe cose.

Il senso è capire che in contesti diversi si utilizzano parole diverse, appunto omologhe per dire la stessa cosa, quindi se vuoi sviluppare rilevanza intorno al tuo sito web per l’argomento che tratti, il suggerimento è frequentare le piazze che trattano gli stessi argomenti in modo diverso rispetto al linguaggio e presenziarle creando ponti in continuità tra quelle piazze e il tuo progetto web. In questo senso, le menzioni del brand, i link e più in generale il testo, sono tutti segnali di rilevanza che in questo periodo Google sta finalmente cominciando a prendere in considerazione con una precisione mai vista prima d’ora.

 

Omonimia e SEO

Quella dell’omonimia è una questione interessantissima. Ricorderai che qualche tempo fa parlai dell’oleificio Di Palma, che per l’appunto produce Olio Di Palma. In questo caso, la chiave di brand è omonima rispetto a una chiave di ricerca che negli ultimi tempi è cresciuta con un trend importante, insomma se n’è parlato, si sa. Puoi associare il tuo sito web alle conversazioni sull’olio di palma (fa bene/fa male) e verticalizzare tutto sulla pagina ottimizzata per la chiave di ricerca olio extravergine di oliva.

Il mio caro amico Nicola Savino, che si occupa di sicurezza nei dati digitali è omonimo del più famoso Nicola Savino, presentatore radiofonico e televisivo. Come si potrebbe sfruttare questa omonimia per aumentare la rilevanza del mio amico Nicola rispetto ai temi che tratta? Ti viene in mente niente?

 

Conclusioni

Per quello che vedo succedere, la rilevanza sarà sempre più data dall’essere verticali rispetto agli argomenti trattati e dal creare ponti in continuità con altri siti web che trattano lo stesso argomento in modo diverso. Parla anche di 100 cose diverse, a patto che siano tutte e 100 interessanti per le stesse persone e fai in modo da associare il tuo brand aziendale o personale ai temi che tratti. Si tratta di coprire varie intenzioni di ricerca sia agendo sul sito web che fuori di esso.

È il futuro (prossimo) del posizionamento organico.