Da Brand a Robin Good

by Francesco 2.193 views0

Noi siamo qui a ridere e scherzare, intanto Robin Good ha una storia personale che gli esperti al confronto sembrano scolaretti col fiocco tricolore. Ho letto Da Brand a Friend e mi sono venute in mente cose.

Che Robin sia un fuoriclasse non avevo dubbi già prima di leggere il suo libro, tuttavia non conoscevo la sua storia. Lo apprezzo da anni, ma non avevo idea della quantità di esperienze diverse che ha vissuto, né dello spirito che lo ha contraddistinto sempre, cioè, un’idea me l’ero fatta, ma un conto è pensarlo, un altro è leggerlo nero su bianco.

Da Brand a Friend spiega nel dettaglio come mettere in pratica la formula di Sharewood per sviluppare un business sul web e devi correre a comprarlo perché non è il tipo di libro che ti spiega come fare cose per guadagnare su internet, è piuttosto il tipo di libro che ti spiega come e perché si fanno le cose per guadagnare su internet. E non te le spiega come fanno i manuali, ma per come si fanno concretamente, a partire dalle esperienze dirette del primo italiano che ha fatturato un milione di dollari a Google.

 

Perché Robin Good odia tanto Google

Non credo che si tratti proprio di odio. Robin ha trovato il Nirvana quando il suo Masternewmedia.org nel 2007 fatturava 10.000 dollari al mese. Ma Google dà e Google toglie, così all’improvviso la sola fonte di guadagno di Robin si estinse, piombandolo nella paranoia di aver puntato tutto su si un progetto la cui buona riuscita poteva dipendere da fattori esterni, incontrollabili.

Regola numero uno: se punti tutto su una cosa che non dipende solo da te, hai un problema!

Fu a quel punto che Robin comprese l’importanza di sviluppare un progetto con caratteristiche diverse, il cui successo non fosse legato unicamente al posizionamento nei motori di ricerca, ma al posizionamento di mercato, l’unico a contare veramente, quello che una volta acquisito ti rimane anche quando Google impazzisce. Così Robin prese interesse nel costruire relazioni reali con il suo pubblico di riferimento, basate sulla condivisione di risorse tali da produrre effettivo valore.

 

Cosa spiega il libro

Il libro spiega come trovare una nicchia, cioè un ambito molto specifico in cui sviluppare il tuo progetto web, spiega come rendersi credibili all’interno del segmento scelto, dettaglia le modalità per fare community e per capire quali prodotti sviluppare per quali persone, attraverso l’ascolto e il coinvolgimento delle stesse. Non ci sono imbrogli, niente furberie. Via via che leggi il libro ti rendi conto di quanto lavoro può esserci dietro un progetto web di successo, ma non devi abbatterti, piuttosto impara a prenderti il giusto tempo e a mettere un piede davanti all’altro, che Roma non è stata costruita in un giorno.

Se poi hai fretta puoi puntare sui giochetti da SEO smaliziati e svegliarti ogni mattina pensando a come fregare Google. E può andarti anche bene per un po’, ma è solo rendendoti autorevole come “persona che spiega cose ad altre persone” rispetto a un argomento, che il tuo progetto prenderà sostanza. Solo lavorando al tuo personal branding sarai libero da un algoritmo che può cambiare da un giorno all’altro e anzi, aggiungo io, il personal branding serve e servirà sempre di più a consolidare i segnali tali da fortificare il posizionamento nei motori di ricerca, quindi semmai se Robin non facesse il formatore, sarebbe proprio questo il momento di puntare sulla SEO.

 

Questione di carattere

Robin è uno che non si accontenta mai. Da lui ho imparato a rivedere ogni giorno quello che faccio con occhio sempre più critico. Anche quando tutto funziona, Robin ti insegna a dubitare e guardarti dentro per cercare il modo di far meglio. 

Le batoste aiutano e lui di mazzate ne ha prese tante, come tutti quelli che alla fine combinano qualcosa di buono, come tutte le persone di valore. Noi qui giochiamo a fare gli esperti, ma per cogliere la differenza tra un qualunque “esperto” di adesso e Robin, basta assistere ad una delle conferenze in cui i vari relatori si avvicendano al microfono. Lo spessore di Robin è palpabile e lo pone una spanna sopra tutti. Quando uno ha “storia” puoi certamente criticarlo, ma non puoi fare a meno di tenerlo in considerazione, perché la differenza si nota e fa rumore.

Sulla copertina c’è scritto: Un nuovo modo di fare business online condividendo valore e creando relazioni.

Capisco le esigenze dell’editore, però quello proposto da Robin Good non “è un nuovo modo”, ma IL MODO.

 

Robin, ministro delle telecomunicazioni.