Costruisci il lavoro, non cercarlo

by francesco 2.219 views6

Quest’articolo è dedicato a tanti colleghi sociologi appena usciti dall’università e a chi ha insegnato loro. Scrivo ai primi perché pur essendo stati addestrati correttamente a leggere i fenomeni sociali, non si facciano inutilmente scoraggiare dai secondi sulle reali condizioni dell’occupazione nel “mercato” del lavoro in Italia.

la ricerca del lavoro
la ricerca del lavoro (Foto credits: Roberta Cammarano)

All’inizio degli anni 2000, molti professori di sociologia riferivano agli studenti informazioni di scenario sull’occupazione in Italia, tali da far cadere in depressione anche gli animi più combattivi e risoluti. Non è che si inventavano i dati, semplicemente non riuscivano a cogliere la rivoluzione digitale nel suo divenire. Mentre si impegnavano a metterci in testa (e ce la mettevano tutta, credimi) che non avremmo trovato lavoro, Zuckerberg lanciava Facebook e contribuiva a mettere le basi per lo sviluppo di un mercato del lavoro completamente nuovo, digitale, talmente pervasivo da comportare la nascita di interi mercati di servizi legati alla comunicazione.

 

Terreno fertile per i sociologi. Intere praterie da colonizzare per chiunque avesse studiato un minimo di comunicazione, ma nel 2003 i docenti di sociologia non potevano sapere cosa si stava preparando… credo.

 

Poi lo hanno capito?

È un po’ che non frequento il dipartimento di Scienze Sociali a Napoli, ma c’è almeno un gruppo facebook in cui gli studenti di sociologia partenopei si confrontano su corsi ed esami. Nello stesso gruppo i sociologi neo-laureati si lamentano spesso della difficile condizione in cui si trova il sociologo rispetto alla ricerca del lavoro.

 

Domanda per i docenti che tengono corsi nel 2017: cosa state insegnando a questi ragazzi rispetto al mercato del lavoro? Non è che siete rimasti ai dati di occupazione nei settori dell’era pre-digitale? Chi studia comunicazione, lo sa che ci sono autostrade praticamente sgombre da percorrere rispetto alle professioni del web o in generale alla comunicazione su internet? Poi certo, le insidie e le cattive esperienze sono all’ordine del giorno, ma parlare di mancanza di opportunità fa sorridere chi come me frequenta gruppi facebook con migliaia di persone che compravendono professionalità ogni santo giorno.

 

Arrabbiàti a morte

Il mio dubbio nasce dal fatto che i ragazzi non sono semplicemente scoraggiati, ma proprio arrabbiati a morte. Quando mi trovo a dire che in realtà le opportunità di lavoro per i sociologi piovono letteralmente dall’alto, si risentono come se avessi bestemmiato. Parliamo di persone che dovrebbero essere addestrate a guardarsi intorno e leggere la realtà, ma l’unica cosa che molti sembrano aver imparato e lamentarsi della mancanza di lavoro. I sociologi non sono tutti piagnoni, però qualcuno sì. Lo studio dei fenomeni sociali qui sembra una scusa per restare immobili, invece dovrebbe essere il valore aggiunto per trovare, anzi, per costruire un lavoro.

 

Non cercare lavoro, costruiscilo

Se cerchi un lavoro dovrai accontentarti di quello che ti offrono. Se invece scegli di costruire un lavoro, allora accetti di seguire una strada che non è stata ancora battuta. Nel primo caso segui qualcuno, nel secondo no. Seguire qualcuno è più facile, ma stai certo che alla fine arriverai dopo di lui. Andare da soli è più difficile perché devi fare le regole ogni giorno, devi prendere decisioni senza sapere cosa succederà, devi assumerti la responsabilità del tuo fallimento, perché fallirai.

Per costruire il lavoro devi costruire una professionalità, imparare un mestiere, spesso inventarlo. Come si inventa un mestiere è proprio ciò che occorrerebbe insegnare ai sociologi. Non come sviluppare modelli innovativi di startup per aziende, non come fare social innovation per risollevare le sorti delle aree degradate. Parlo di un cambiamento individuale, sostenibile da ciascuno, che parta dalla conoscenza di se stessi, delle proprie inclinazioni e sia supportato dalla conoscenza del mercato del lavoro per com’è oggi. Un sociologo dovrebbe essere capace di guardarsi intorno e fare un lavoro su di sé con cognizione di causa, ma se anche quelli bravi finiscono col concludere che non c’è trippa per cani, allora l’università ha fallito la sua missione.

Ora, se faccio un discorso del genere ai miei colleghi sociologi, rischio di passare per il guru di turno che sale in cattedra, magari per vendere un corso. Il problema è strutturale, dicono, e la faccio troppo facile.

 

Parti da te stesso

L’ho detto pubblicamente, io a fare le comparsate a Sociologia per raccontare l’esperienza di “chi ce l’ha fatta”, non vengo più. Non ci vengo perché la celentanata non risolve niente. Serve un progetto di ampio respiro che anno dopo anno porti gli studenti a usare realmente la sociologia per capire che strada intraprendere per cambiare le cose. Il caso Barilla e le startup innovative vengono dopo, anzi probabilmente non vengono affatto a meno di non avere tanti soldi. È là che servono, lavorare su te stesso è gratis.

Le mie riflessioni hanno contribuito a spostare l’attenzione sulla SEO dal dominio informatico a quello sociologico. Mi sono laureato in sociologia e ho saputo guardarmi intorno, applicando le mie conoscenze a un ambito che ne aveva bisogno. Se le cose che studio non interessano ai sociologi, mi limiterò a condividerle con chi frequenta i Fatti di SEO e con chiunque altro voglia starle a sentire.

 

Spero che questo articolo finisca all’attenzione delle persone giuste. Spero che là dove si decide cosa insegnare, si faccia qualcosa. Intanto faccio il mio lavoro, quello che mi sono costruito anche grazie alle cose che ho imparato tra quelle quattro mura.

Magari me le avesse insegnate un sociologo!

 

  • sabreta

    Anche io vengo dalle scienze sociali e da circa due anni sto cercando di buttarmi in questo settore! Devo ancora prendere però il coraggio di chiudere gli occhi e saltare nel buio e farlo al 100%..intanto lo faccio nei weekend e mi costruisco piano piano un portfolio. Penso che per noi delle scienze sociali sia soprattutto interessante tutto il mondo del Content Marketing e anche Analytics….bell’articolo, grazie! 🙂

    • Ci pensi se a Sociologia ci fosse un corso di web analytics? Sarebbe una cosa tanto strana?

      • sabreta

        Guarda spalanchi una porta aperta!! 😊 ci provo quasi tutti i giorni a colleghi ricercatori economisti e sociologi che ci sono tantissimi strumenti di Analytics e del Digital marketing che si potrebbero usare nella ricerca e nelle analisi socio economiche. Mi guardano come un marziano. Io ho rinunciato agli accademici, hanno un ego che fa provincia. Soprattutto l accademia italiana. Se tu ci riesci di faccio un monumento!! 😊

        • A me dispiace, ma se l’università snobba le cose che faccio, io con tutto il rispetto, vado avanti per conto mio. Non sono il salvatore dell’umanità.

  • Franci

    Nossignore.Cerca, per piacere, di rimanere coi tuoi pieducci per terra e provare a capire che una parita iva costa 4600 euro all’anno. solo di Inps.Questa è la realtà e altre storie….non ce ne sono, proprio no.A fronte di centesimini, o pochi euro, guadagnati con Google, come può un giovane ( o un vecchio) pensare di farcela?Nossignore, anche io mi sono stufata di fare il criceto sulla ruota.Io ho 2 lauree e ti posso assicurare che mi sono rotta ( scrivo bene e ci metto giorni a fare un post stradecente).Sai come finite? Senza manco un cliente, perchè, caro mio, se ii tuo cliente non guadagna, tu non guadagnerai. Questa è la storia ed è inutile perdere tempo e vita a fare video che lasciano il tempo che trovano.La vita è breve, molto, e non è il caso di sprecarla a cercarsi di chiederci cosa google vuole.Io, a questo punto, mi chiedo, cosa voglio io e, sempre a questo punto, lo mando AFFANCULO IL tuo google caro, dato che a forza di centesinimini non paghi neppure un’ ora di un seo decente.Ci siamo stufati di essere criceti alla ruota.Pensaci su e buona Pasqua.