Come è cambiata la SEO (e cos’è adesso)

by francesco 1.103 views0

come cambia la seo
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È sempre più difficile definire la SEO, perché la disciplina abbraccia oggi diversi ambiti di studio, richiedendo competenze su più fronti. Ma di cosa parliamo veramente?

Era da un po’ che pensavo di scrivere un articolo su questo tema quantomai discusso. C’è chi ne capisce, chi è alle prime armi, chi vorrei ma non posso, ma rispetto a quali competenze in particolare? La (o il) SEO vive di contorni talmente incerti che in Italia ancora non c’è neppure accordo sul fatto che l’acronimo “SEO” debba essere preceduto dall’articolo al femminile o al maschile.

Ottimizzare TUTTO.

In origine, la SEO atteneva esclusivamente alleconoscenze informatiche e sistemistiche richieste allo scopo di rendere da un lato il codice del sito web e dall’altro la struttura di navigazione interna delle pagine, più rispondente alle logiche di scansione dei motori di ricerca. La SEO dei primordi non guardava all’aspetto delle pagine web, ne a cosa ci fosse scritto sopra. Per altro fino all’introduzione di Caffeine, Google aveva premiato siti web molto ben strutturati, ma spesso poco utili per gli utenti, come la vecchia versione di tuttogratis, che dalle stime di Semrush, fino al 2010 si muoveva tra i 7 e gli 8 milioni di visitatori al mese, mentre oggi è sui centomila.

Cos’è successo a tuttogratis? Semplicemente verso la fine del 2010 Google ha smesso di considerare solo gli aspetti strutturali come fattore di ranking e ha cominciato a dare una rilevanza diversa ai siti web che pubblicavano e curavano contenuti frequentemente. Non a caso lo stesso tuttogratis sì è evoluto in un blog di articoli, mentre prima, nell’era pre-caffeine era un sito web sul quale si potevano scaricare immagini e altre risorse, molto più statico.

Codice, struttura dei link… e testi

La SEO di oggi è essenzialmente questo, con buona pace di chi dice che i testi non incidono, come se fossimo ancora ai tempi di Tuttogratis. La condizione necessaria per far bene dal 2011 in poi è da un lato dare a Google una struttura facilmente scansionabile e ben verticalizzata sui contenuti business e dall’altro curare la rilevanza dei testi rispetto alla maggior parte delle intenzioni di ricerca degli utenti rispetto a un problema conoscitivo. 

Keyword research prima e dopo

Per rendere più complesso il tutto, c’è da dire che dopo Caffeine, per un paio d’anni fu abbastanza facile raggiungere buoni posizionamenti curando la keyword research con i classici software gratuiti o a pagamento. Bastava individuare le chiavi correlate e quelle acorrispondenza di frase con i volumi di ricerca più elevati per creare interi piani editoriali che a Google piacevano tantissimo. Il problema è che dal 2011 in avanti TUTTI i SEO hanno lavorato in questo modo (alla faccia dei testi che non c’entrano) riempiendo sostanzialmente il web di pagine molto simili tra loro. Questo ordine di cose ha costretto Google a evolvere in chiave di riconoscibilità dei significati.

La svolta semantica

Hummingbird segna un primo importante passaggio dalla vecchia espansione della query ad un sistema più evoluto di riconoscimento di significati realmente sviluppati in un testo ancorché non presenti in quanto termini specifici. In sostanza Google può capire che ci riferiamo a un termine o ad una keyword anche quando quel termine o quella keyword non sono presenti nel documento web che miriamo a posizionare. Questo può incidere direttamente nel ranking, così come possono farlo i dati strutturati, anche se su quest’ultimo punto esistono pareri discordanti.

È dall’introduzione di hummingbird che si è cominciato a parlare di intenzioni di ricerca e finalmente si è reso possibile a tutti i livelli il match tra domanda e offerta di contenuti. Oggi è un fatto compiuto che il ranking si definisca nel rapporto tra ciò che pubblichiamo (offerta) e ciò che gli utenti cercano su Google (domanda).

Conclusioni: cos’è la SEO oggi

La SEO attuale non può più permettersi di guardare solo agli aspetti strutturali del sito web (che rimangono essenziali), né sul versante dei testi può limitarsi a fare keyword research in senso classico, perché non è più sufficiente. Per fare la differenza nel 2016, oltre agli aspetti “informatici” del nostro mestiere, occorre avere la maturità (e la volontà) di mettersi a studiare di volta in volta per capire cosa può realmente fare la differenzasulle pagine web che offriamo al nostro pubblico di riferimento.

Sostenere che su un certo argomento è stato già detto tutto, non è altro che una scusa per giustificare il fatto che non hai niente di utile da offrire come valore aggiunto rispetto ai contenuti già presenti in rete.

Certo, puoi risolvere la questione sostenendo che i testi non c’entrano niente con la SEO.

A me fa solo gioco.