Brian Eno tra SEO e giardinaggio

by francesco 172 views0

77 million paintings è il nome di un’installazione di Brian Eno. Ebbi la fortuna di trovarmi al museo Madre a Napoli, proprio il giorno che venne lui in persona, a tenere una conferenza stampa in cui spiegava il concetto alla base della sua opera.

Quel giorno mi si aprirono orizzonti nuovi. Del resto, si parla di Brian Eno, mica l’ultimo fesso!

 

In quel periodo stava producendo il disco dei Coldplay (una cosetta da niente), però diceva di non essere pienamente soddisfatto della musica intesa come un’esperienza che inizia e finisce. Per questo motivo aveva concepito un opera che facesse interagire colori e suoni attraverso un software, in modo da creare combinazioni sempre diverse di forme visive e sonore (77 milioni in totale) per una performance che potrebbe riproporre modelli differenti per centinaia di anni.

 

L’idea per questa installazione gli era venuta dalla sua grande passione per il giardinaggio.

Nella sua visione, la comunicazione, come la cura del giardino porta ad osservare un flusso di attività, un rimescolamento che non si esaurisce mai e che può solo cambiare forma. Escludendo da tutto l’origine e la fine, considerando quindi un mutamento infinito di forme, in cui i modelli si riproducono nel rapporto fra insiemi di elementi diversi, il prodotto non è una comunicazione, ma “la” comunicazione.

  • Succede in natura, negli ecosistemi
  • Viene ripreso nella performance infinita dell’opera di Brian Eno
  • Attenzione: succede sul web mentre leggi questo rigo!

Ogni comunicato stampa, ogni post, ogni tweet ed ogni aggiornamento di stato, insomma, ogni brandello di informazione sul web, è fatto per migrare verso forme inattese, mutare formato, intenzione e aspetto per dar vita a modelli nuovi in un gigantesco flusso di dati, un ecosistema sintetico, in cui ogni giorno alcuni modelli muoiono scomparendo nelle trame della rete ed altri spuntano dal terreno fertile rappresentato dai motori di ricerca.

In questo ecosistema, come in quelli naturali, non c’è un punto d’origine e non c’è fine.

Un buon operatore SEO deve imparare a “coltivare” il posizionamento organico con la stessa attitudine del giardiniere che tira via le erbacce e cerca di indirizzare i rampicanti su per un muro o intorno ad un gazebo.

Come si fa?

Proprio come in giardino si separano le erbe cattive da quelle buone, lo scopo di un seo specialist sarà dare la direzione più naturale a tutte le informazioni che girano sul web intorno ad un progetto, aggregandole o separandole, tenendo conto del layout che le ospita come della tipologia di pagina web dove compaiono, per posizionarle come desideriamo nel contesto.

Ora, mi rendo conto che le metafore sono spesso sibilline, però se credi che questo post sia stimolante in qualche misura, prova a tradurre in termini SEO quello di cui ho scritto. Magari in un commento qui in basso…e vediamo tutti di capirci qualcosa!