L’aspetto dei link, il mio nuovo Webinar

by francesco 992 views0

l'aspetto dei link interni
l’aspetto dei link interni

Di nuovo con te e con tutti gli addicted agli ormai irrinunciabili Semrush webstudy Marathon. Giovedì 15 settembre ti aspettano 4 ore di webinar full immersion tematizzate su SEO Tecnico, una definizione che mi ha subito fatto partire la provocazione: “cosa accidenti è il SEO TECNICO? Parliamo di codice? Parliamo di testi? Parliamo di filosofia? Perché la tecnica è ovunque, pure la filosofia se ci pensi è questione di tecnica, tuttavia è interessante che proprio la semantica ci venga incontro (non l’etimologia, la semantica) per mostrarci come il significato dei termini finisca col piegarsi ad euristiche e accezioni storicamente condivise. Se parliamo di tecnica rispetto alla SEO, dobbiamo evidentemente parlare di aspetti legati al codice o a quelli strutturali come l’architettura informativa di un sito web, o per lo meno è questo che ti aspetti se ti propongo un webinar sul SEO tecnico, no? Eppure se ci pensi un momento ti rendi conto di quanto ogni aspetto della SEO sia tecnico. Di questo mi piacerebbe discutere magari nei commenti, ma ora veniamo al sodo.

 

L’aspetto dei link interni

Trovandoci a parlare di “tecnica”, ho preparato un webinar su un argomento molto poco trattato fin ora negli studi sull’internal linking, vale a dire le caratteristiche che fanno la differenza tra un link interno che funziona e uno che invece non funziona o peggio è disfunzionale al trasferimento di link juice (o page rank) tra le pagine del sito web. Come ormai sai benissimo, il link è il cuore stesso della logica ipertestuale che muove il web, non per questo però basta inserirne in pagina per fare cosa buona e utile.

Esistono link interni alle nostre pagine web che meglio di altri spostano l’attenzione di Google verso i contenuti obiettivo? Certo che sì, sono quelli su cui gli utenti tendono a cliccare sempre quando visitano le pagine dei nostri siti web, sono quelli che si vedono, quelli il cui aspetto, la cui posizione e il cui anchor text sono tali da prefigurare l’approfondimento che risolvere compiutamente e meglio che altrove il problema conoscitivo del visitatore.

 

Soprattutto, ce li hai i contenuti obiettivo?

È l’ABC. La mancanza di contenuti business o di link interni opportunamente verticalizzati su di essi è la principale causa di abbandono dei siti web. Del resto a che serve il tema più bello del mondo se schiacci l’attenzione dei visitatori su 20 pagine informative prive di elementi di finalizzazione? Una volta riflettuto su questo, osserveremo la differenza tra link interni strutturali e contestuali, cioè tra i primi, che occupano i principali menu main, sidebar e footer, e i secondi che invece sono inseriti e gestiti manualmente nel testo, anzi, nel “contesto” della singola pagina web. Sono questi i link più potenti, quelli che a Google piacciono tanto, perché costruiscono un ponte unico e (si spera solido) verso una fruizione “in profondità” o verso una finalizzazione del lead “in superficie”.

 

La semantica dei link interni

Non c’è cosa più triste al mondo che un link privo di significato. Un link che non “significa” è un link su cui nessuno clicca. Quando una pagina web ha tanti link interni su cui non arrivano click, quella pagina (e quel sito web) sono di bassa qualità, non meritevoli di un buon posizionamento. Pensaci bene la prossima volta che ti chiedi se ha senso inserire link dello stesso colore del testo o se è opportuno lasciare in pagina il widget con i link agli archivi per data sul tuo sito che parla di tutorial fai da te.

D’altro canto ci sono link messi talmente bene per colore, rilevanza con l’argomento, prominenza in pagina, anchor text ed elementi grafici aggiuntivi, che è praticamente impossibile non cliccarci sopra. Se la tua homepage è la pagina più importante e visitata del tuo sito web e se riesci a portare sempre gli utenti a fare almeno un altro click dalla home per navigare il sito web in profondità, il segnale che arriva al motore di ricerca è quello di un progetto web che risponde “bene” alle query per cui è visibile.

Se poi riesci a fare lo stesso da tutte le pagine del tuo sito web, vedrai la frequenza di rimbalzo scendere e i posizionamenti crescere.

Tutto comincia con l’osservazione. Ti va di parlarne giovedì 15? 🙂